sabato 31 ottobre 2009

Scazu vai, pirùni pigghji!

Chi cammina scalzo, si fa male ai piedi.
Questo detto si usa quasi come un avvertimento e signfica: se non ti prepari adeguatamente per una determinata cosa, fallirai e ti farai male.
Detto a cose fatte, viene invece a sottolineare il "te lo avevo detto", come se fosse una cosa talmente risaputa da sembrare strano che ancora qualcuno non ne sia a conoscenza (cioè che chi cammina scalzo, si fa male ai piedi).

venerdì 30 ottobre 2009

Pagare pisci e piattu

Pagare sia i pesci che il piatto.
Questo modo di dire si usa quando qualcuno ha voluto fare il furbo (ha mangiato i pesci e non ha pagato). Solitamente viene detto con tono di vendetta, da parte di chi, rivolgendosi ad un una terza persona, si ripromette di vendicarsi, e alla prima occasione gli farà pagare i pesci ma anche il valore del piatto, così gli resterà da lezione.

martedì 27 ottobre 2009

A cu pùazzu e a cu no pùazzu, a mugghjjèrema sempre 'a pùazzu!

Con chi posso e con chi non posso, con mia moglie sempre posso!
Questa frase, che sembra più una filastrocca che un detto, viene pronunciata da qualcuno che non è molto sicuro di poter portare a termine i suoi progetti che implicano di misurarsi con altre persone, e così si gratifica dicendo che nel peggiore dei casi, cioè quando le altre persone gli impediranno di fare ciò che lui desidera, troverà campo facile con sua moglie, che in tutti i casi si piegherà al proprio volere. Come nel caso del contadino con il cetriolo, la moglie rappresenta il vero e proprio capro espiatorio.
Il verbo "potere", ha qui il significato di "dominare, piegare, sottomettere"

lunedì 26 ottobre 2009

"Cumu ti pise 'sta vilanza?"

Come ti pesa questa bilancia?
Quando si comparano due risultati ma si usano due diversi modi per giungere ad essi.
In italiano: avere due pesi e due misure.

domenica 25 ottobre 2009

Scìfhule u citrùalu e 'nci va 'nto culu 'o jordinàru

Scivola il cetriolo e finisce nel sedere dell'ortolano.
Questo modo di dire (talvolta concluso alla parola "citrualu" per non dire una parolaccia) ci ricorda che il più delle volte le cose negative cadono sui più deboli.
Il paragone con l'ortolano è determinato dal fatto che lui stesso, con il proprio lavoro, ha fatto sì che il cetriolo crescesse per mangiarlo, invece la storia ha un finale amaro.

giovedì 22 ottobre 2009

"...cade u màgghjju e ammazze a Ninu."

Cade il manico e ammazza Nino.

La storia vuole che in una famiglia, con la donna di casa incinta, viene riposta sopra la porta dello scantinato una pala. La preoccupazione di aver trovato solo quel posto per riporvi la pala, fa nascere brutti presentimenti nei familiari stessi, che già si preoccupano che il giorno in cui il futuro nascituro andrà in cantina per prendere del vino, la pala si staccherà dalla sua sede e cadrà, uccidendo appunto Nino. La storia finisce proprio così, con la preoccupazione e il pianto dei familiari per il presentimento della futura tragedia.
Il corrispettivo in italiano dovrebbe essere: fasciarsi la testa prima di rompersela.

lunedì 19 ottobre 2009

Chjànu chjànu, 'u malatu rafhe 'u sanu

Piano piano, la persona malata, riesce a far ammalare anche quella sana.
Versione simile a quella che dice:chi va con lo zoppo, inizia a zoppicare.

venerdì 16 ottobre 2009

U cane da guccerìa è chjinu 'e sangu e mùartu 'e fhame.

Il cane del macellaio (lett. "della macelleria") è sporco di sangue ma è morto di fame.
Ovverosia: l'apparenza inganna.
Il cane che bazzica attorno alla macelleria, che dovrebbe avere molte occasioni per poter mangiare la carne, è sì sporco di sangue ma è a digiuno, perchè il macellaio, avido, gli dà da mordere solamente gli ossi privi di carne.

Scarti frùsciu e pigghji primèra!

Ecco a voi una decifrazione di questo detto maidese, ma anche napoletano.

Scarti un "flush" e ti viene una primiera! (Sottinteso: "ti sarebbe piaciuto!")
La decifrazione di questo detto, di origine napoletana, è piuttosto complessa. Uno specialista del dialetto napoletano, Raffaele Bracale, la spiega così:
"L’espressione attestata già anticamente, è mutuata da un gioco d’azzardo di carte, chiamato primiera [...], un gioco d'azzardo nel quale vince il giocatore che somma il maggior numero di punti con quattro carte di quattro semi diversi; nel medesimo giuoco il "fruscio" è la somma del maggior numero di punti con quattro carte del medesimo seme [corrisponde, in qualche modo, al "flush" o "colore" del poker]; il fruscio è una combinazione secondaria che permette la vincita solo di una posta inferiore a quella destinata alla primiera, ma a chi possieda un fruscio dopo la prima distribuzione di carte, è dato la facoltà di scartarne alcune (due o tre) e farsele sostituire dal cartaro sperando di riceverne di più atte a mettere insieme una primiera che dà diritto alla vincita della posta più alta; va da sé che era ed è rischioso e spesso improvvido scartare un fruscio che comunque dà diritto ad una piccola vincita, per rincorrere la conquista di una primiera difficilissima da conseguire; era ed è rischioso e spesso improvvido scartare un fruscio perché il più delle volte non si consegue la primiera e si perde anche il fruscio scartato! Giunti a questo punto si comprende dunque la portata ironica se non sarcastica della locuzione [...] che viene spesso usata con malevola, ostile, rancorosa soddisfazione per le disgrazie altrui, nei confronti di chi abbia lasciato il certo per l’incerto e prendendosi gioco di costui gli si rinfacci ironicamente (giacché in realtà non è avvenuta l’evenienza migliore…attesa, ma non conseguita) di aver scartato un fruscio e preso una primiera (piú chiaramente: di aver scartato un fruscio e non aver preso una primiera), d’aver cioè peggiorata la situazione, cadendo dalla padella nella brace".

giovedì 15 ottobre 2009

Cu du' sùrici vo m'acchjàppe, unu fhuje e l'atru scappe

Chi vuole prendere due topi contemporaneamente, non ne prenderà neanche uno.
Quando si cerca di fare più cose insieme, il risultato sarà nullo, in ogni cosa fatta.

mercoledì 14 ottobre 2009

Duve 'nc'è gustu, non c'è perdenza.

Quando si fa qualcosa che piace, non si tiene conto delle cose negative connesse.

Assai gajìni e pùacu ova

Molte galline ma poche uova.
Viene detto quando ci sono molte persone che dovrebbero svolgere un certo lavoro, ma i risultati sono alquanto modesti, rispetto alle persone addette.

martedì 13 ottobre 2009

Cu ciànge fhùtte a cu ride

Colui che piange fotte colui che ride.
Chi solitamente si lamenta del proprio stato, in definitiva, sta sempre meglio di colui che non bada a lamentarsi. E' la nostra versione del più famoso detto napoletano: chiagne e fotte.

domenica 11 ottobre 2009

De vènnari e de marte, no si spuse, e no si parte.

Di venerdì e di martedì, non ci si sposa, e non si viaggia.

venerdì 9 ottobre 2009

Fhinìu a grùadu d'ova!

E' finita nel peggiore dei modi.

mercoledì 7 ottobre 2009

U mastru candilàru morìu o' scuru.

Il produttore di candele è morto al buio.
Capita spesso che manchi una cosa, a chi produce o possiede la stessa in numerosi esemplari, proprio nel momento del bisogno.

lunedì 5 ottobre 2009

Pàgati mastru, ca u fhurnu catte.

Pàgati muratore, anche se il forno è caduto.
Viene utilizzata questa espressione nel momento in cui si è costretti a pagare controvoglia qualcuno per un lavoro svolto male.

sabato 3 ottobre 2009

Acqua 'o mare!

Acqua al mare!
Questa espressione viene usata nel momento in cui qualcuno acquisisce delle cose che ha già in abbondanza, ma nonostante tutto il destino continua a fornirgliele.
Solitamente, la frase viene pronunciata - con grave tono di invidia - da colui che pensa di averne più bisogno verso la persona a cui queste cose continuano ad essere destinate.

venerdì 2 ottobre 2009

Ogni shpìritu leva 'n domine

Ogni piccola preghiera arriva al Signore.
Di significato identico al detto precedente, ma più "spirituale".

giovedì 1 ottobre 2009

Ogni stracùju ize u muru

Ogni piccolo tassello contribuisce alla costruzione di un muro.
Viene utilizzato quando si ha davanti un grande lavoro non imminente, e quindi ogni piccola azione contribuisce alla riuscita finale.
Sembrerebbe in contrapposizione a quello "dell'acquazzina", ma invece è diverso.
L'acquazzina non riempie il pozzo che serve con urgenza, invece " u stracuju" viene posato per un lavoro a lungo termine e anche tra molto tempo lo ritrovi al suo posto.